Affitto. Come evitare o rinviare lo sfratto di casa.

Crisi e recessione non si arrestano e sempre più spesso le persone sono in difficoltà nel pagamento del canone di locazione.


Nel caso in cui le trattative con il padrone di casa non abbiano sortito alcun esito l’inquilino moroso nel pagamento del canone di locazione ha due modi per evitare di dover andare via.

1) IL TERMINE DI GRAZIA
Anche in pendenza di sfratto per morosità con richiesta di risoluzione del contratto il proprietario dell’abitazione non può rifiutare il pagamento dell’inquilino, anche se tardivo e se offerto quando ormai la causa di sfratto sia stata avviata. 
La legge consente al conduttore, anche se convenuto in giudizio dal padrone di casa, di sanare immediatamente la morosità, corrispondendo l’importo dei canoni scaduti, oltre agli interessi maturati e alle spese legali liquidate dal giudice.
In presenza di comprovate condizioni di difficoltà economica il conduttore può chiedere la concessione di un termine per provvedere all’integrale pagamento di quanto dovuto al locatore. Si tratta del cosiddetto “termine di grazia“. Termine che non può essere superiore a 90 giorni anche se può essere esteso a 120 giorni se l’inadempimento, protrattosi per non oltre due mesi, è conseguenza di gravi in cui versi il conduttore. Le gravi condizioni economiche devono essere insorte dopo la stipulazione del contratto.
La durata di tale termine è quindi correlata alla minore o maggiore gravità delle precarie condizioni economiche dell’inquilino, le quali, dovrebbero essere specificamente documentate e provate in causa.
Se entro il termine di grazia il conduttore non sana la morosità, il giudice dichiara lo sfratto.
2) SANATORIA DELLA MOROSITÀ

La legge, eccezionalmente, consente al conduttore di sanare la morosità anche dopo l’instaurazione della causa di sfratto, sia mediante il pagamento dinanzi al giudice alla prima udienza che a seguito della concessione del termine di grazia operata dal giudice, ossia dopo i 90 giorni .
La sanatoria è valida solo se viene corrisposta l’integrale somma dovuta per:

  • canoni scaduti e maturati fino al giorno dell’udienza;
  • oneri accessori;
  • interessi legali;
  • spese legali. 
Se l’intimato, invece, corrisponde una somma inferiore rispetto a quella intimata, il giudice emette un’ordinanza con cui dispone il pagamento della somma non controversa in un termine non superiore a venti giorni.

Tale pagamento può essere eseguito nelle mani dell’avvocato del padrone di casa.